lunedì, Dicembre 5, 2022
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GOVERNO: CON LE DIMISSIONI DI DRAGHI RIFORME A PICCO

Senza esecutivo si blocca il Pnrr, le riforme su fisco, giustizia e pensioni. Confermato il decreto Aiuti, il nodo principale resta il bilancio

Di Melania Depasquale

Le dimissioni di Mario Draghi, oltre a compromettere lo scenario politico attuale, pongono importanti interrogativi sui tanti dossier economici predisposti. Il nodo principale da sciogliere è il bilancio: l’attenzione è fissata sulla Nadef, la Nota di aggiornamento del Def, che anticipa l’approvazione della legge di bilancio per il 2023, da presentare a Bruxelles entro il 15 ottobre e al Parlamento entro il 20 ottobre. Ora si rischia l’esercizio provvisorio, se si scavalca il 31 dicembre. In Italia non si è mai votato in autunno, e la manovra non è la sola vittima di questa convulsa fase politica nazionale. Se il decreto Aiuti si farà in ogni caso, nei primi giorni di agosto, così non si può dire del pacchetto lavoro e pensioni. Salario minimo, taglio del cuneo, superamento della legge Fornero e rinnovo dei contratti, si fermano. Il Pnrr subisce una forte battuta d’arresto, appalti, concorrenza, fisco, giustizia rimangono inattuati.

Sospesi anche i delicatissimi snodi di politica industriale: la cessione di Ita, l’ex Alitalia, a un passo dalla trattativa in esclusiva con un partner straniero, gruppo Msc e Lufthansa. Altrettanto strategico, è il dossier sulla rete unica, contesa tra chi gestisce l’infrastruttura con Tim e Open Fiber e i fondi che hanno investito, Kkr e Macquarie. La soluzione ancora non c’è, in entrambi i casi.

Il nuovo decreto Aiuti si farà in ogni caso, con i circa dieci miliardi, in arrivo nei primi giorni di agosto, anche se un governo dimissionario rimanesse in carica solo per l’ordinaria amministrazione. Le misure da prorogare, ovvero sconti sulle bollette e crediti di imposta per le imprese, servono ad alleviare la difficile situazione delle famiglie a reddito basso, e delle aziende che fanno più uso di gas nella produzione. Potrebbe rientrare nel provvedimento, anche un’ulteriore proroga al taglio di 30 centesimi sulle accise dei carburanti, allungato già dal 2 al 21 agosto.

Salari e pensioni restano in un limbo. Il premier Draghi non vuole chiudere il tavolo sul pacchetto lavoro appena avviato. Intende incontrare, l’ha detto ieri nella replica al Senato, anche le altre associazioni imprenditoriali per discutere di salario minimo, rinnovo dei contratti, taglio del cuneo fiscale e sostegno ai redditi da lavoro bassi. La promessa riforma delle pensioni, dovrebbe riscrivere la legge Fornero, visto che dal primo gennaio 2023 le Quote scompaiono, e così Ape sociale e Opzione donna, se non confermate.

Il Pnrr, nodo sicuramente più delicato, si incaglia a metà anno, tra una seconda rata ancora da incassare, i 21 miliardi per i 45 obiettivi raggiunti entro il 30 giugno, e una terza rata da 19 miliardi legata all’approvazione entro dicembre di altri 55 obiettivi. Un governo dimissionario in ordinaria amministrazione non può certo realizzare le riforme già impostate con leggi delega: giustizia, appalti, concorrenza e fisco.

La sessione autunnale di bilancio si preannuncia molto delicata. L’esecutivo dimissionario non può impostare i documenti finanziari più importanti per il Paese, può guardare indietro ma non avanti, rinunciando a programmare la politica economica per il 2023, compito lasciato in eredità al governo successivo. Diverso il caso di un governo tecnico o di scopo fino alla fine naturale della legislatura, nella primavera del prossimo anno. Questa eventualità, al momento, sembra meno percorribile, considerata la previsione delle elezioni per il 25 settembre.

 

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