venerdì, Agosto 12, 2022
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PAOLO BORSELLINO: 30 ANNI FA LA STRAGE DI VIA D’AMELIO

Il 19 luglio del 1992 moriva, in un attentato, uno dei magistrati che in prima linea si oppose alla mafia svelandone la struttura organizzativa

di Melania Depasquale

19 luglio 1992, muore assassinato Paolo Borsellino. Prima della strage, il magistrato rilasciò varie interviste per denunciare l’isolamento dei giudici, e l’incapacità o la mancata volontà da parte della politica di dare risposte serie e convinte alla lotta alla criminalità. In una di queste, Borsellino prefigurò la fine, che poi egli stesso fece, a cui ogni giudice “sovraesposto” è destinato, e si definì egli stesso un “condannato a morte”.
Dopo aver pranzato, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove viveva sua madre.
Una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata sotto l’abitazione della madre, detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche i cinque agenti di scorta: Emanuela Loi, prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, scampato perché al momento dello scoppio, stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.
Il 24 luglio circa diecimila persone parteciparono ai funerali privati di Borsellino, i familiari rifiutarono il rito di Stato: la moglie Agnese Borsellino accusò il Governo di non aver saputo proteggere il marito, e volle una cerimonia privata senza la presenza della classe politica. Ai funerali dei cinque agenti della scorta, all’arrivo dei rappresentanti dello Stato, compreso il neopresidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro, una folla inferocita sfondò la barriera creata dai 4000 agenti chiamati per mantenere l’ordine. L’urlo della folla era uno e assordante: “Fuori la mafia dallo Stato”. Antonino Caponnetto, subito dopo la strage aveva detto, sconfortato: «Non c’è più speranza».  Intervistato anni dopo da Gianni Minà, ricordò che Borsellino aveva chiesto alla questura già venti giorni prima dell’attentato, di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa.

Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone e altri magistrati, fu ucciso dalla mafia perché, con professionalità, rigore e determinazione, le aveva inferto un colpo durissimo, svelandone la struttura organizzativa e l’attività criminale.

La mafia li temeva, perché avevano dimostrato che non era imbattibile e che la giustizia era in grado di sconfiggerla con la forza del diritto.

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