venerdì, Dicembre 9, 2022
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REFERENDUM 2022: FLOP SENZA PRECEDENTI

Solo il 20,9% degli italiani si è recato alle urne per riformare la giustizia. Un fallimento storico

di Melania Depasquale

Il Referendum sulla giustizia è un flop senza precedenti. Dei cinque quesiti posti ieri all’attenzione degli italiani, nessuno di questi ha raggiunto il quorum idoneo per la validità. Secondo i dati del Viminale, l’affluenza ha superato di poco il 20 per cento: 20,9%. La soglia minima da raggiungere per la validità della consultazione è pari al 50 per cento più uno degli aventi diritto. Insomma, è stata la tornata di voto su una domanda referendaria più fallimentare di tutti i tempi.

Nel dettaglio, di quelli che sono i risultati emersi dallo spoglio, su due dei cinque quesiti la vittoria del sì non è schiacciante come si poteva immaginare. Sull’abolizione della legge Severino il no raggiunge quota 45,9 per cento, sui nuovi limiti alla carcerazione preventiva il 43,7 per cento. Larga, invece, la maggioranza dei sì sugli altri quesiti: 75% di sì alla separazione delle funzioni dei magistrati; 73% sul diritto di voto agli avvocati nella valutazione dei magistrati; 73% anche per l’abolizione delle firme per le candidature al Csm.

Dal 1946 a oggi, sono stati be 67 i referendum abrogativi: alcuni, come quello sul divorzio (1970) e sull’aborto (1981) hanno registrato percentuali altissime di affluenza, sintomo della grande risposta del Paese. Nel dettaglio: 79,4% l’aborto e l’87,7% il divorzio.

A caldo la delusione della Lega, partito fortemente promotore della riforma, che affida al suo esponente Roberto Calderoli, le prime impressioni sul fallimentare risultato: «Secondo me le battaglie più difficili sono quelle più nobili da combattere, la Lega ci ha messo la faccia e rivendichiamo quello che abbiamo fatto. I numeri sono abbastanza evidenti: i sì sono largamente prevalenti e superano comunque il 50 per cento».

Al coro dei delusi si unisce anche la giunta dell’Unione delle Camere Penali, la quale lamenta, però, l’esclusione come categoria nella stesura della proposta referendaria.

La possibilità che il quorum necessario per riformare la giustizia non venisse raggiunto era nell’aria. Questo, era temuto dagli stessi promotori: Matteo Salvini, ha sempre battuto sul tasto della scarsa comunicazione, a tutti i livelli, gli altri si sono appellati anche a Sergio Mattarella e a Mario Draghi, chiedendo loro di fare un appello al voto. La Lega aveva accusato, senza tanti giri di parole, gli stessi media di non aver dato abbastanza spazio al dibattito e di non aver approfondito in maniera sufficiente le ragioni del sì e del no sulla riforma della giustizia. Un’accusa condivisa anche da Silvio Berlusconi, secondo cui i referendum sulla giustizia sono stati boicottati con il silenzio assoluto di molti giornali e della televisione di Stato.

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