mercoledì, Maggio 25, 2022
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LAVORO: DATI ALLARMANTI PER I REDDITI DEI GIOVANI

Una ricerca inedita indica risultati che non sono incoraggianti. Difficoltà rilevate per tutte le fasce d’età

Accantonata la Festa dei Lavoratori del primo maggio, non sono incoraggianti i risultati di una ricerca inedita realizzata dall’Area Lavoro ACLI in collaborazione con l’IREF.
Su circa 1 milione di dichiarazioni dei redditi del 2020 presentate al CAF ACLI, la fascia di età dai 30 ai 34 anni vede quasi 1 lavoratore su 8, pari al 11,9 per certo, in una condizione di forte povertà. Il dato quantificato indica una previsione di reddito inferiore o uguale a 9000 euro di reddito complessivo all’anno, soglia stimata secondo parametri Istat in base alle differenti appartenenze geografiche.
Se tiene in considerazione la soglia dai 35 ai 39 anni, la situazione non cambia di molto: il 26,3 per cento, oltre 1 su 4, sono lavoratori o lavoratrici poveri: un miglioramento di pochi punti percentuali che sembra indicare come per molti di loro l’esperienza accumulata e il tempo, non li farà uscire dalla povertà e che la loro carriera resterà ferma.
Come dichiarato dal vicepresidente nazionale delle ACLI, Stefano Tassinari, occorre aprire una riflessione sulla ricchezza e sul prevalere di un uso avido, speculativo, spesso elusivo e poco trasparente, accentrato in poche mani. Serve introdurre un’economia che cerchi la produttività non al massimo ribasso dei costi del lavoro ma, come fanno alcune realtà di eccellenza, premiando il lavoro di qualità, la crescita professionale e individuale delle persone che lavorano e la partecipazione. Bisogna creare una rete tra aziende e comunità, una sorta di collaborazione vera con i paesi e i territori più poveri. Un’alleanza a tutto tondo per un’economia che sia autenticamente civile.

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