venerdì, Ottobre 7, 2022
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CINA TRAVOLTA DAL COVID: CARENZA DI CIBO E SCUOLE CHIUSE

Shanghai ancora in lockdown tra la rabbia per la mancanza delle scorte alimentari. Il virus non si arresta in tutto il paese

La Cina è alle prese con una nuova ondata della pandemia di Covid-19. Dopo Shanghai, in lockdown dal 28 marzo un nuovo boom di contagi è stato registrato anche nella metropoli meridionale di Guangzhou, capitale della provincia del Guangdong, che ha annunciato la sospensione delle lezioni in presenza da oggi 11 aprile e per almeno una settimana. Unica eccezione sarà costituita dagli studenti delle scuole superiori i cui istituti hanno condizioni di alloggio e di gestione a circuito chiuso. Attualmente, Guangzhou sta costruendo un ospedale temporaneo nel centro espositivo di Pazhou, ha aggiunto Wu Linbo, vicesegretario generale del governo comunale. Inoltre, i residenti non possono lasciare la città se non in casi di necessità e per farlo hanno bisogno di un tampone negativo eseguito nelle 48 ore precedenti.

A Guangzhou ieri sono stati registrati 27 nuovi casi di Covid, di cui 9 senza sintomi. Numeri, dunque, molto bassi rispetto a quelli che continuano a essere segnalati nel mondo occidentale, Italia inclusa, ma che bastano a far scattare l’allarme nell’ambito della strategia “Zero Covid” voluta fortemente dal governo di Pechino. Anche a Shanghai sempre ieri sono stati registrati 914 casi con sintomi e 25.173 senza sintomi, nella città prosegue il lockdown, cominciato il 28 marzo. Il lockdown sarebbe dovuto durare solo una settimana ma al momento le autorità non hanno intenzione di eliminare il blocco.

Cresce la rabbia della popolazione. Le restrizioni in atto hanno provocato gravi disagi ai circa 26 milioni di residenti, notevoli i problemi nell’approvvigionamento di generi alimentari e di prima necessità tramite le delivery, bloccate dalle troppe richieste. In molti casi, i residenti effettuano le ordinazioni già all’alba. I problemi con le consegne hanno generato tensioni anche più aspre tra i residenti e il personale sanitario e di sicurezza. Secondo le regole vigenti, infatti, solo il personale sanitario, i volontari, il personale delle consegne o coloro che sono muniti di un permesso speciale possono uscire di casa. Chiunque risulti positivo al tampone, inoltre, non può isolarsi nella propria abitazione, ma deve recarsi in strutture specifiche. L’isolamento interessa anche i bambini infetti, i quali vengono separati dai genitori, se quest’ultimi restano negativi.

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