Nessun luogo è lontano.
Può forse una distanza materiale
separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto a qualcuno
che ami non ci sei forse già?

…a don Giosy

Scritto da Frank Pappa

“Che stupidi che siamo. Quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.”
(Ferzan Opzetek, “Le fate ignoranti”)

 

(Sopra di noi per tanti anni)

 

Ecco, il disegno.
Un passaggio di consegne. Mi torna in mente quel pane, consegnato sotto la pioggia di Assisi, tra Francesco e Chiara.
Oggi ci stai insegnando ad essere pane per gli altri.

Sembra che il decennio non sia trascorso così lentamente, a volte mi sembra di vedere ancora i suoi piedi sotto l’albero dei pini fare il mosto col mio cuore.
Ma il tempo trascorre per tutti. Si diventa uomini.

 

 

Il ticchettio del tempo permette al destino di muovere i tasselli del cubo di Rubik mostrandoci giorno per giorno le diverse combinazioni della Vita.

La tua faccia guarda altrove.

 

Nessuno sa da che parte arriverà il destino. Forse, scrivendo non si fa altro che cercare le parole per rispondergli.
Ammesso che ci si possa a tal punto riconoscere.
Assaporare nuovi profumi con la consapevolezza dell’inevitabile pregiudizio nato dal comune trascorso.

Sei cresciuto. Sono cresciuto.

 

(quanti bimbi hai visto nascere?)

 

La Vita è strana.

Tempo fa’ mi piaceva toccare i muri freddi dell’interno della chiesa. In una sorta di feticismo, percepivo il loro vissuto.
Io ero lì con la mia mano poggiata verso una testimonianza silenziosa.
Uno spettatore passivo. Attivo.

Poggio la mano sui tuoi ricordi.

(la casa sulla roccia)

 

“Buonasera”. “Io sono l’organista”. Da 20 anni. 15. Una vita.
Hai percepito la nostra preadolescenza. Hai respirato la nostra turbolenza adolescenziale fino alla felice realizzazione del Sacro Tempio.
Qualcuno diceva che non importa arrivare primi al traguardo ma sentire l’ebbrezza del vento mentre corri.
Abbiamo corso insieme. Pietra del muro all’interno della chiesa.

(Tu)

 

Tutto quello che non ti ho detto. I silenzi a volte sono più lunghi dei treni della sera.
L’odore della chiacchierata di una sera. Un giorno.

Dell’aria che respiriamo non ne abbiamo mai abbastanza.

(la tua passione)

 

Stando alle credenze popolari, non bisognerebbe mai lasciare che due specchi si guardino: susciterebbe tutte le tentazioni possibili.
Una fratta selvaggia, la parte più segreta di noi, alla quale – timorosi – sussurriamo di non svegliarsi.
Non lo potevamo sapere che al tuo arrivo avresti innescato un parallelismo fra i nostri specchi.

 

“Mi vedete come un amico, ma io sono un prete”. Dicesti.
Evitare, sbattendoci contro. Follia.

È difficile entrare dalla porta ed uscire dalla finestra dell’anima. Cercavo di capirti ma la mente viaggiava solo col sospetto – infondato – che non mi sarebbe mai più capitato di avere venticinque insieme a te.

Chiave di violino sul nostro pentagramma.

(a chi dirai il tuo originale “butt’ di veleno”, simpatica esclamazione da eroe dei fumetti?)

 

Ci sono due specie di righe, don.
Alcune hanno il foglio sotto, non per quello vengono facili.
Altre hanno il sangue, midollo, labbra strette. E precipizio.

 

(l’uomo della “chiesa grande”, ma per me rimarrai per sempre l’uomo della nostra “piccola grande chiesa” dei Cappuccini)

 

Non si riesce a scrivere guardando di sotto.
Si ingoiano, senza appetito, parole non servono.
Come una corsa in tram in piedi, che’ non c’e’ posto, non ci si siede in certe lettere.

Due righe, per non saper stare.
Davanti a te.

6 Risposte to “…a don Giosy”

  1. Tutto sarebbe inutile, tutto non avrebbe senso,
    tutto sarebbe superfluo, oggi le parole non contano, ti dico solo.

    GRAZIE GIOSY!!!!!

  2. Don Giosy “uomo di comunione costruttore di comunità”

  3. grazie per aver capito quando altri non avevano compreso, grazie per aver visto quando altri non vedevano, grazie per aver parlato, consolato, pregato, sostenuto, quando altri guardavano altrove.

  4. Venerdi ho preso coraggio e gli ho detto: Dona, ma dimmi la verità. Non sono mai stata tra i tuoi preferiti. Poi ieri salutandomi, Tu hai detto a me, grazie. Non ci posso credere….

  5. Ciao don,
    il giorno che nessuno voleva mai arrivasse…
    eccolo alle porte…
    non ci sono molte parole per racchiudere la mole di sensazioni ed emozioni
    che questi giorni invadono il mio cuore.
    E’ solo che io non capisco
    E’ solo che io non accetto
    O forse è solo che non voglio né capire nè accettare….
    Il mio cuore si ribella….
    Sai cosa c’è…
    E’ solo che se penso alle mie turbolenze da adolescente…
    A tutte le mie catechesi….
    Al giorno del mio matrimonio…
    Al Battesimo dei miei figli…
    Alle mie difficoltà…
    Ai miei vuoti….
    Tu ci sei….Tu ci sei sempre stato….DA SEMPRE!!!!
    Martedì il tuo discorso ha fatto riflettere…
    Ha fatto piangere…
    Ha fatto soffrire….
    Hai chiesto scusa a tutti per i tuoi errori e per le tue mancanze….
    Ma io ti rendo Grazie….
    Per tutte le persone che con il tuo dire e fare
    Si sono avvicinate a Dio…
    Per i tuoi sorrisi…
    Per i tuoi sfoghi…
    Per la tua schiettezza…
    Per la tua presenza….
    E ringrazio Dio che ci fatto incontrare….
    Ancora i miei occhi non hanno avuto il coraggio
    Di incrociare i tuoi…
    Scusami…
    E’ solo che non riesco con un semplice GRAZIE
    Ad esprimere quello che per me e per la mia famiglia sei stato sei e sarai.
    Un grande testimone…un esempio….una certezza….

    Annetta

    P.S. Per la cronaca ascolto….se stiamo insieme CI SARA’ UN PERCHE’!!!!!!

  6. Lovèn com a ma fà mò senz a Don Gios???

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